Ci si è incontrati nell’accogliente casa degli amici Paggi, dove si è riempita la sala, con bel concorso di giovani, in parte ebrei romani, in parte correligionari americani che vivono o soggiornano nella capitale, in parte correligionari e aspiranti proseliti venuti da altre città, in parte ancora amici cristiani a noi vicini. E’ stata per me l’occasione di conoscere diversi giovani con cui sono da lungo tempo in contatto epistolare. Ho condotto il rito, seguendo in parte il Siddur di rito italiano ad uso della Comunità di Roma, la comunità in cui sono nato, in parte il Siddur di Lev Hadash, e ancora recando brani variamente raccolti di autori e pensatori moderni, tra cui Kaplan, Schoenberg e Einstein; e, ancora, come sono solito, proponendo, dagli spunti delle tefillot, delle riflessioni, che stimolano pensieri dei presenti. Secondo l’uso riformato, si sono lette delle parti anche in italiano, affinché tutti possano comprendere, e finanche in inglese per gli amici americani. Nel pomeriggio, per Minhah, la Neillah e l’Arvit, si è confluiti, secondo il programma, nelle sinagoghe di Roma. Con me sono venuti nel Tempio italiano di via Balbo Salvo Asher Issacar Parrucca, giunto per il Kippur da Palermo, e Giuseppe Iosef Ciccarella di Viterbo, che si sono immersi con commossa partecipazione nell’atmosfera della Sinagoga, ricevendo la mia berakhah, accomunati sotto il talled con i miei cari. Giuseppe ha poi tratto dall’esperienza fini impressioni diaristiche, cogliendone note e momenti, voci e volti, di una sacralità mista a vivace umanità (RbN).
HaZman ve haRaion (anno XIV, nn. 17,18,19,20, Settembre-Ottobre 2006, pag. 135
HaZman ve haRaion (anno XIV, nn. 17,18,19,20, Settembre-Ottobre 2006, pag. 135