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giovedì, gennaio 25, 2007

Salta il dibattito della discordia tra D'Alema e gli ebrei romani

ROMA - Massimo D´Alema deve ringraziare il ministro degli Esteri dell´Iraq. Sarà lui, Hoshiar Zebari, a offrirgli martedì la migliore delle ragioni possibili per evitare lo scontro. Per cancellare quell´incontro con la comunità ebraica romana che aveva tutte le premesse per trasformarsi in un diverbio prolungato, un processo alla sua linea o addirittura in una "trappola" come ha pensato in queste ore qualcuno dei suoi uomini alla Farnesina.
La storia è questa: martedì sera, alle 19, il ministro degli Esteri avrebbe dovuto presentare assieme a Pierferdinando Casini il libro del giovane storico Luca Riccardi su "Il problema Israele, la diplomazia italiana e il Pci di fronte allo stato ebraico". Un ex Dc e un ex Pci per ragionare del passato, di due grandi partiti che avevano una politica mediorientale tutta orientata ad aiutare gli arabi senza irritare troppo Israele. Ma sarebbe stata anche l´occasione per parlare del presente, di questa politica italiana e di questo Medio Oriente.
Riccardi è il fratello di Andrea Riccardi, uno dei fondatori della comunità cattolica di Sant´Egidio, mediatrice di mille conflitti in giro per l´Africa e il Medio Oriente. E quello di martedì prossimo, alle 19, era il tentativo di mediazione tra un ministro che non nasconde la sua apertura per la causa palestinese e una comunità che lo accusa di rasentare l´antisemitismo.
Già ieri mattina alla Farnesina era stato deciso che l´incontro sarebbe saltato: sui muri del Ghetto erano stati affissi dei manifestini, semplici fogli A4 fotocopiati, che invitavano a un «sit-in alle 19 davanti alla scuola Vittorio Polacco contro la visita dell´on. D´Alema». Le dichiarazioni di molti esponenti della comunità lasciavano presagire nient´altro che una contestazione, probabilmente anche dura, del ministro degli Esteri. Ma adesso, proprio alle 19, D´Alema dovrà essere alla Farnesina, con il ministro Zebari, e nessuno può mettere in dubbio che oggi l´Iraq per un ministro degli Esteri possa permettere di far saltare la presentazione di un libro.
Su D´Alema ministro degli Esteri da mesi la comunità ebraica è stata molto combattiva: molte volte gli italiani di religione ebraica lo hanno criticato per i suoi attacchi a Israele. per iniziare l´incontro a Bierut con il ministro degli Esteri di Hezbollah. Poi un episodio che portò uomini di sinistra come Emanuele Fiano, Furio Colombo, Victor Magiar a contestare il ministro diessino fu l´intervista all´Unità del novembre 2006. Dopo la strage di palestinesi a Beit Hanun (alcune cannonate dell´esercito per errore su una palazzina abitata da palestinesi), D´Alema attaccò violentemente Israele. In un passaggio dell´intervista sostenne che Olmert sembrava vendicarsi in Palestina per la malasorte della guerra contro Hezbollah. Ma in quell´intervista D´Alema fece anche un´accusa all´ebraismo democratico mondiale per non aver appoggiato chi in Israele negli anni ha voluto un maggior dialogo con i palestinesi. E questa è l´accusa che brucia di più alla comunità; ed è la critica che D´Alema ha ripetuto di recente, in una prefazione al libro di Bice Foà Chiaromonte ("Donna, ebrea, comunista") che ha acceso un bel dibattito innanzitutto sulle pagine della stessa Unità. Gli ebrei più vicini alla sinistra gli contestano il suo modo di ragionare, quel chiedere alle comunità ebraiche di schierarsi in un modo o in un altro, mettendo i piedi nel piatto di un dibattito che da anni dilania le comunità di mezzo mondo nel rapporto con Israele. Ma poi, martedì sera, D´Alema avrebbe anche trovato gli ebrei italiani vicini alla destra, pronti ad accusarlo tout court di anti-semitismo, un´ostilità che qualcuno arriverebbe «leggergli negli occhi» (Angelo Sermoneta). Per ora D´Alema ha scelto di evitare l´incontro ravvicinato: martedì alle 19 il ministro degli Esteri rimane alla Farnesina.

Vincenzo Nigro, Repubblica, 20 gennaio 2007

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